domenica, 05 luglio 2009
«Signora Madre è notte fonda. [...] Guardate questi fogli, pieni di musica e parole: assomigliano alle mie giornate. Il tempo non è mio, il mio tempo non mi appartiene. Da quando sono nata debbo fare quello che mi dicono qui dentro, e così le cose che mi stanno a cuore devo riuscire a metterle negli spazi che restano, nelle intercapedini che per caso rimangono vuote. Vi penso dove posso, quando posso, fra una cosa e l'altra. Siete talmente importante che vi metto dappertutto. [...] Signora Madre, se vi scrivo anche dentro il pentagramma è perché non trovo altri fogli per voi, ma forse anche perché questa parole sono la melodia del mio pensiero che vi canta».

Càpita di amare un libro in tempi non sospetti, sottotraccia, e d'improvviso ritrovarlo tra premi e lustrini, polemiche e invidie, sulla bocca di tutti, e non riconoscerlo nell'attenzione tributata dalla moltitudine ostinandosi – invece – a farlo nell'esclusività delle ragioni del proprio amore. Francamente le polemiche di queste ore avrebbero un senso solo se servissero a vedere ripubblicata e disponibile l'intera opera di Anna Banti, della quale ho seri dubbi che i più abbiano sentito parlare o magari letto almeno una pagina prima d'oggi. Le polemiche – dicevo – non mi interessano granché, se non per riflettere ulteriormente sul vizio capitale più frequentato tra gli esseri umani e soprattutto tra coloro che scrivono (avendone la stoffa o meno).
ex libris BibliotecadeBabel | ore 16:41 | sfuggito allo scaffale: note a margine, squilibrary
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mercoledì, 01 luglio 2009
«Adesso che E la nave va è finito, non sono più in grado di dire quale era il sentimento originario. Ricordo che parlavo di personaggi dal fascino struggente, come quello che hanno le fotografie di persone sconosciute. Dicevo di voler fare un film con lo stile delle prime pellicole, che doveva essere tutto in bianco e nero, anzi rigato, con macchie di umidità, come in un reperto di cineteca. Un falso, insomma, e proprio questo mi seduceva, perché penso che il vero cinema debba essere così. Forse questa volta ho impiegato un pochino più di tempo nella scelta delle facce. Mi pareva di aver bisogno di volti che potessero verosimilmente sembrare quelli di persone che non esistono più, scomparsi nel tempo, e che ci toccano, ci incuriosiscono, perché quel modo [...] di remota lontananza, di toccante estraneità [...] di fissarci con uno sguardo perduto per sempre, con la voglia di rivelarci il senso di una storia, il racconto di un’esistenza».

(Federico Fellini, L’arte della visione, Donzelli, Roma 2009)
ex libris BibliotecadeBabel | ore 01:52 | sfuggito allo scaffale: cronache squilibrate
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domenica, 28 giugno 2009
Forse, in ultima analisi, la storia della lettura è la storia di ciascun lettore.

Elogio della Bibbia: che lo si consideri uno dei libri di Dio o soprattutto una creazione dei suoi lettori (poiché ogni traduzione è una lettura), è un libro a tutti gli effetti e pertanto sottoposto a giudizio del lettore, che può trovarlo ripetitivo ma anche ammettere che come primo tentativo di un autore alle prime armi, questo libro del mondo non sia niente male.

Elogio del libro tascabile: pensando a quelle pagine intime che amiamo portarci in un caffè solitario, al mare o a letto e che scandiscono le ore più lievi della nostra vita. Come ogni lettore avveduto sa, al di là dei tomi monumentali e delle legature altere e prestigiose, le virtù di un libro, ben al di là delle parole che contiene, risiedono nella sua capacità di accompagnarci. […] L’essere «tascabile», per quel che riguarda un libro, è una qualità che lo trasforma in una parte del nostro corpo, come sarà, una volta che l’avremo letto, parte del nostro spirito. Un toccasana per questi tempi di solitudini inventate e benestanti, in cui risuona attualissima la frase che Manguel ricorda attribuendola a John Adams che l’avrebbe pronunciata nel 1781 all’indirizzo di suo figlio: “Non sarai mai solo se ti porti in tasca un poeta”.
ex libris BibliotecadeBabel | ore 14:57 | sfuggito allo scaffale: liber in fabula, lector in fabula, squilibrary
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mercoledì, 24 giugno 2009
La libertà uno se la deve guadagnare e difendere.
La felicità no, quella è un regalo, non dipende se uno fa bene il portiere e para i rigori.
La felicità: come mi permettevo di nominarla senza conoscerla? Suonava svergognata in bocca a me, come quando uno si vanta di conoscere una celebrità e la chiama col suo nome, dice Marcello, per indicare Mastroianni.

Napoli, anni Cinquanta del secolo scorso. Un ragazzo, detto lo Smilzo ma anche ‘a Scigna (la Scimmia), incontra don Gaetano, portiere tuttofare con il dono di leggere i pensieri altrui, destinato a diventare per lui amico, padre e maestro. Entrambi orfani, seppure di generazioni diverse, si incontrano in una città che per loro è madre e appartenenza.
ex libris BibliotecadeBabel | ore 12:02 | sfuggito allo scaffale: squilibrary
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domenica, 21 giugno 2009
– Non c'è stato molt'altro nella vita.
– No, è quasi tutto laggiù.

Non solo liste di oggetti cari o enumerazioni nostalgiche. Il ricordo dell'infanzia restituisce a volte anche un certo modo – irripetibile – di avvicinare la realtà. Cosa accade al lettore in erba, capace di scegliere dalla biblioteca di casa – per sfinimento e dopo mille esitazioni – il libro da divorare «con gaudio immediato e invereconda immersione»? Cosa accade se a lettura conclusa, «proprio nel momento indifeso che succede all'illusione fantastica, quando da quel lusso siamo restituiti alla necessità della nostra vita e abbandonata una pienezza di significati non ne abbiamo ancora recuperata un'altra», ci viene offerto in dono proprio quel libro appena riposto sullo scaffale?
ex libris BibliotecadeBabel | ore 01:35 | sfuggito allo scaffale: viaggi squilibrati, squilibrary
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venerdì, 24 aprile 2009
Mi farebbe bene se mi lasciassero parlare, anche se non c'è lingua in cui raccontare o scrivere. Le parole normali non possono far capire quello che ho vissuto e visto: dire terrore, orrore, paura, dolore, sofferenza, fame, freddo non esprime quel freddo, quella fame, quel terrore.

Anita non ha ancora 16 anni ed è una sopravvissuta. È lei stessa a domandarsi chi sia, dopo la deportazione, a definirsi di volta in volta «vita salvata», «fuggiasca», «straniera tra dispersi», «persa» e a trasmetterci questa sua condizione di fuga e deriva attraverso la difficoltà a comunicare e a comprendere ciò che le gira vorticosamente intorno. Anita è una sopravvissuta senza radici, luoghi e lingua, costretta ad assecondare circostanze ed esseri [dis]umani che la tragedia della guerra ha reso affamati, ciechi e sordi di fronte all'amore. Circostanze ed esseri in cui la parola shalom non è «che una parola qualsiasi, piatta, stecchita dall'uso, mentre le parole "guerra", "odio" le sentivo vive».
ex libris BibliotecadeBabel | ore 09:27 | sfuggito allo scaffale: squilibrary
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giovedì, 09 aprile 2009
big_wolfganglaibfondazionem
Wolfgang Laib

Torino, Fondazione Merz

9 aprile - 7 giugno 2009

"Per anni non ho avuto uno studio. Raccoglievo il polline dall'inizio della primavera fino ad agosto-settembre e poi, in autunno inoltrato, cominciavo ad essere davvero libero, non essendo legato ad alcuno spazio. Il mio studio era lì dove raccoglievo il mio polline".

Quanto tempo richiedono centinaia di piccole montagne di riso e una linea di piramidine di polline, una materia fluttuante, provvisoria, lieve, una materia che l'artista non crea, naturale eppure fuori della natura? Tanto tempo e pazienza. Una liturgia di gesti. E mani che reinterpretino le forme e ridistribuiscano le sequenze, scrivendo brani di tempo e di spazio nuovi. E riso che non sia più cibo per il corpo ma qualcosa che appartiene all'armonia dell'universo e delle sue leggi.

Che cosa sarebbe la virtù senza la pazienza? Soltanto buon carattere. Ma in un certo campo di attività questo non basta e non rende. Può addirittura essere letale. Un certo campo di attività richiede pazienza, un mucchio di pazienza. Forse perché è l’unica virtù facilmente riconoscibile in un certo campo di attività, quelli che vi lavorano coltivano la pazienza in tutti i modi possibili, ossessivamente.

(Iosif Brodskij, Profilo di Clio)
ex libris BibliotecadeBabel | ore 11:30 | sfuggito allo scaffale: cronache squilibrate, ad libritum
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lunedì, 06 aprile 2009
terrae_motusQuella notte stessa ricevetti le prime telefonate. Gli artisti chiedevano: possiamo fare qualcosa? Subito ebbi l'idea che l'arte c'entrava in qualche modo. Si doveva rispondere all'evento catastrofico. C'era dell'energia nell'arte, tanta energia da potersi contrapporre a quella scatenata dalla Terra.



[Forse perché la mia storia personale ha una familiarità irrisolta con i terremoti e con le emozioni laceranti che questi eventi portano con sé. Forse perché tra il 1976 e il 1977 – al seguito del lavoro di mio padre – ero in Friuli e nel 1980 tra Irpinia e Basilicata a toccare con mano le macerie, le cose deprivate del loro nome e la vita che se n'era andata. Forse perché ricordo nei polmoni l'odore di polvere, briciole e silenzio che non ha uguali, lo stesso che emanano le centinaia di immagini che scorrono davanti agli occhi da ore. Forse. Ma è da stamane all'alba che la medesima emozione mi preme nuovamente addosso, e non solo per la consuetudine e l'affetto che mi legano alle terre d'Abruzzo. Forse perché ogni terrae motus non solo interrompe bruscamente storie ed esistenze ma costringe a guardare senza filtri le nostre barchette fragili, i gusci di noce inadeguati con cui affrontiamo il mare aperto. Ci sfolla tutti, ci rimette raminghi a transitare sotto il cielo, senzatetto. Ospiti, cittadini aggiunti, ultimi inquilini]

Dov'è quella stanza, ragazza di autunno dell'80?
Ogni vento portava la polvere di tufo
scossa dal terremoto e strofinata in faccia.
Dov'è la tua schiena al soffitto, arrossata
per le carezze di carta vetrata del giovane amaro?
Dopo di te cent'anni di pazienza.
Ora tra noi si recita l'età,
per disgusto di essere attraenti.
Qualunque destino è stato minore, perduto il migliore con te.


(Erri De Luca, ivi)
ex libris BibliotecadeBabel | ore 23:01 | sfuggito allo scaffale: cronache squilibrate, note a margine
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giovedì, 02 aprile 2009
Matthias_stom_young_man_reading_by_candlelightSe le umane cose non sono che sogni, la vita di Alberto Vigevani – di cui ricorre oggi il decimo anniversario della scomparsa – dev'essere stata un sogno straordinario.

Scrittore, poeta («anzi: un poeta che ha scritto romanzi», secondo Lalla Romano), ma soprattutto editore e libraio antiquario, tra tutti i libri che ebbe la fortuna e la capacità di avere tra le mani amò proprio quell'Hypnerotomachia Poliphili ubi humana omnia non nisi somnium esse docet stampata da Aldo Manuzio nel 1499, e all'insegna del Polifilo consacrò tanto la sua libreria quanto la casa editrice da lui fondata.
ex libris BibliotecadeBabel | ore 23:41 | sfuggito allo scaffale: liber in fabula, cronache squilibrate
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venerdì, 13 marzo 2009
Esistono fotografie che prendono le distanze dalla logica puramente affermativa e non si accontentano della superficie delle cose, aprendosi bensì al mistero che attraverso le cose si fa visibile rivelando i paesaggi dell'anima. Immagini che tra visibile e invisibile riescono ad aprire un varco rendendo "esterno l'interno delle cose" – quasi come l'oro stretto nel pugno di Nagasawa.

Esemplare è la riflessione di Giovanni Chiaramonte – radicata nella tradizione delle icone di Rublëv e negli occhi di Tarkowskij – la sua attenzione mai destinata ad un oggetto preciso quanto a un mondo aperto e sospeso popolato da cose che alludono ad un inequivocabile "al di là da sé".
ex libris BibliotecadeBabel | ore 01:25 | sfuggito allo scaffale: note a margine
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venerdì, 06 marzo 2009
A proposito di vuoto.
La prima scultura di Hidetoshi Nagasawa, l'artista dei giardini, ha qualcosa di familiare ed intimo per ciascuno di noi. Basta pensare a quante volte, inconsapevolmente, abbiamo prodotto la stessa forma ("invisibile" per sua natura) stringendo tra le mani una materia docile come la sabbia bagnata o la mollica di pane.

Si chiama Oro di Ofir (1971), è fatta d'oro puro ed è – letteralmente – la forma interna del pugno dell'artista, che la definisce "il seme di ogni mia scultura". Nasce dall'idea centrale che anima la sua ricerca, secondo cui "ciò che si vede è fatto per ciò che non si vede", e la scultura serve a suggerire ciò che sfugge alla vista. Provocazione nei confronti della sensibilità contemporanea che conferisce al vedere maggiore importanza rispetto al sentire, a ciò che "si vede ma non esiste" piuttosto che a ciò che "esiste ma non si vede". Ma anche nostalgia per un passato in cui "visibile e invisibile erano considerati parti della medesima realtà".

L'oro nel pugno chiuso dell’artista che si apre come una conchiglia a mostrare la sua perla. "Dentro la mano chiusa si crea uno spazio, che non si può vedere. Appena apro la mano, quello spazio non c'è più. Anche nel gesto della preghiera, comune a gran parte delle religioni, tra le mani giunte si crea uno spazio. I nostri occhi non lo vedono. Eppure è molto importante".

Hisayasu Nakagawa
Introduzione alla cultura giapponese. Saggio di antropologia reciproca
Bruno Mondadori, Milano 2006

Hidetoshi Nagasawa
ediz. italiana e inglese
Damiani, Bologna 2007

ex libris BibliotecadeBabel | ore 23:41 | sfuggito allo scaffale: note a margine
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giovedì, 26 febbraio 2009
Quelli della serie Seascapes di Hiroshi Sugimoto, che qualcuno ha felicemente battezzato "biografo del tempo", sono gli antichi mari del mondo, senza rimandi geografici e con la linea d'orizzonte a spartire acqua e cielo sempre a metà dell'inquadratura. Quadri di Rothko più che paesaggi, percorsi dalla purezza delle cose primordiali, sembrano evocare la complementarietà tra estremi, riconciliando il pieno e il vuoto, il tempo e lo spazio, il cielo e la terra.

Il tempo narrato da Sugimoto non appartiene tuttavia all'esperienza o alla memoria collettiva; in questi mari respira la sintonia con il cosmo, il tempo assoluto e solenne di cui sono fatti gli esseri e le cose tutte.
ex libris BibliotecadeBabel | ore 01:43 | sfuggito allo scaffale: note a margine
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lunedì, 09 febbraio 2009

La sombra

Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza e Fundación Caja Madrid

10 febbraio - 17 maggio 2009

De pictura initiis incerta nec instituti operis quaestio est. [...] omnes umbra hominis lineis circumducta [...] Fingere ex argilla similitudines Butades Sicyonius figulus primus invenit Corinthi filiae opera, quae capta amore iuventis, abeunte illo peregre, umbram ex facie eius ad lucernam in pariete lineis circumscripsit, quibus pater eius inpressa argilla typum fecit [...]

"La questione degli inizi della pittura è molto incerta [...] tutti comunque concordano che nacque dall’uso di tracciare con delle linee il contorno dell’ombra umana [...] Butade siconio, vasaio, per primo trovò l’arte di foggiare ritratti in argilla, e questo a Corinto, per merito della figlia che, presa d’amore per un giovane e dovendo quello andar via, tratteggiò il contorno della sua ombra proiettata sulla parete dal lume di una lanterna; su queste linee il padre impresse l’argilla, riproducendo i tratti del volto".

(Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XXXV, 15; 151)

Dal contorno di un'ombra tracciato sulla parete, il corpo. "Nonostante si voglia far nascere la pittura dall’ombra, in nessuna disciplina intellettuale la lotta con l’ombra è stata più drammatica di quanto lo è stata nella pittura".

Eppure l'ombra, in un dipinto, non è solo assenza o desiderio d'amore, come la leggenda (ancorché menzionata nella sezione dedicata alla scultura) lascerebbe credere, ma la vita[lità] stessa delle cose rappresentate.

Che siano figure letterarie, strumenti di conoscenza, elementi narrativi, pensieri visibili, simboli, indicatori di prospettive e di anime, apparenza e duplicato delle cose, le ombre raccontano un mondo di luce, di forme, distanze, profondità.

Tutte le ombre parlano del sole, sottovoce.

(Emanuel Carnevali, da Il primo dio, 1919)

ex libris BibliotecadeBabel | ore 11:06 | sfuggito allo scaffale: cronache squilibrate, squilibri ombra
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martedì, 27 gennaio 2009


«Porto con me una pietra di Napoli. La vado a mettere nel muro della casa che avrò in Israele. Là noi costruiremo con i sassi che ci hanno tirato addosso».

ex libris BibliotecadeBabel | ore 00:47 | sfuggito allo scaffale: parole per dirlo, cronache squilibrate
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giovedì, 22 gennaio 2009
Elle était partie de là-bas, du fin fond des terres calcinées de la montagne, en amont du désert d'Anabar.

Questo di Angéle Paoli è un dono in ogni senso. Se è vero che le parole, nel momento in cui incontrano dapprima la carta e poi lo sguardo altrui, cessano di appartenere alla penna da cui sono fluite e diventano di chi le legge; e se è vero, ancor di più, che esistono tanti possibili libri quanti sono i lettori; allora è un dono esclusivo, in cui ognuno si sente pensato con l'attenzione che si riserva a ciò che ci sta a cuore.

Ricevo questo dono almeno due volte, per posta e mentre gli chiedo di lasciarmi entrare. Nelle pagine percorse dalla scrittura sonora e materica di Angéle, che leggo a voce alta perché rilasci lentamente la consistenza d'acqua e di terra dei suoni, il respiro delle singole parole ma anche il moto che le gonfia tutte insieme dilagando in chi legge, come un'onda.
ex libris BibliotecadeBabel | ore 02:19 | sfuggito allo scaffale: note a margine, squilibrary
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