martedì, 13 maggio 2008
Se un luogo può definirsi come identitario, relazionale, storico, uno spazio che non può definirsi né identitario, né relazionale, né storico si definirà un non-luogo.

"Chi è legato non è contento", osserva Solimano nel suo commento al post precedente, e l'occasione di riflettere su rapporti e legami conduce alle storie personali e alla loro incidenza sulla prospettiva da cui si osserva il porsi in relazione con l'altro, anche semplicemente un interlocutore. Incidenze e coincidenze, magari di letture recenti.
ex libris BibliotecadeBabel | ore 14:54 | sfuggito allo scaffale: note a margine, squilibrary
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venerdì, 09 maggio 2008
Vivere bene e vivere felici sono due cose diverse. E la seconda, senza qualche magia, non mi capiterà di certo.
(W.A. Mozart, citato in esergo)

Non è necessario che un libro cambi la nostra vita. Ad accontentarsi di molto meno succede che lo si chiuda sorridendo, rammaricandosi per tutti coloro i quali – al contrario – ostentano sufficienza (quando non fastidio) per le cose troppo semplici.
 
Non è la prima volta che Milena Agus sfida la letteratura che si prende sul serio senza neppure saperlo. In questo caso lo fa con una storia raccontata attraverso gli occhi e le riflessioni di una ragazzina, ancora una volta intrisa dei profumi e dei colori di Sardegna e ritagliata intorno ad una fitta rete di legami familiari e affettivi.
ex libris BibliotecadeBabel | ore 17:18 | sfuggito allo scaffale: squilibrary
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lunedì, 05 maggio 2008
«Da trentacinque anni lavoro alla carta vecchia ed è la mia love story. Da trentacinque anni presso carta vecchia e libri, da trentacinque anni mi imbratto con i caratteri, sicché assomiglio alle enciclopedie, delle quali in quegli anni avrò pressato sicuramente trenta quintali, sono una brocca piena di acqua viva e morta, basta inclinarsi un poco e da me scorrono pensieri tutti belli, contro la mia volontà sono istruito e così in realtà neppure so quali pensieri sono miei e provengono da me e quali li ho letti, e così in questi trentacinque anni mi sono connesso con me stesso e col mondo intorno a me, perché io quando leggo in realtà non leggo, io infilo una bella frase nel beccuccio e la succhio come una caramella, come se sorseggiarsi a lungo un bicchierino di liquore, finché quel pensiero in me si scioglie come alcool, si infiltra dentro di me così a lungo che mi sta non soltanto nel cuore e nel cervello, ma mi cola per le vene fino alle radicine dei capillari».

Ho dovuto rileggerlo, questo libro, per capire perché mi attirasse e nel contempo mi respingesse. Cercare tra le infinite chiavi quella capace di scardinarne almeno il titolo, fare di quella solitudine e di quel rumore una ragione plausibile soverchiando l’inquietudine.
ex libris BibliotecadeBabel | ore 16:14 | sfuggito allo scaffale: liber in fabula, squilibrary
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giovedì, 01 maggio 2008
Un uomo nuota in un laghetto dalle sponde fiorite. I suoi abiti da falconiere sono ammucchiati a riva e non si tratta di un attimo di relax. È una raffigurazione "elementare", senza pretese, eppure non priva di suggestione: che ci racconta come un bravo falconiere debba possedere notevoli doti fisiche, oltre ad elevate qualità mentali e morali, e tra queste l’abilità nel nuoto per poter seguire il suo falcone quando questi – catturata la sua preda – incomincia a lacerarne le carni sull’altra sponda dello stagno...

È il mio punto di fuga di oggi, ospitato come di consueto su Fulmini e Saette.
ex libris BibliotecadeBabel | ore 17:24 | sfuggito allo scaffale: ad libritum
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martedì, 22 aprile 2008
Raccontarsi è un gesto di generosità o di narcisismo?

«L'uno e l'altro. Scrivendo si rimane in bilico fra contemplazione di sé e comunicazione con l'altro. Una strada scivolosa che si riesce a percorrere solo con grande spudoratezza. Io stessa sono stata spudorata a tentare l'operazione di scrivere un saggio usando sempre la prima persona».

Usare la "prima persona" vuol dire affidarsi, consegnarsi a un altro che non conosci: il lettore.

«Accetto il rischio. Scrivendo, io taglio la realtà come mi pare, chi mi legge taglia la storia come piace a lui. È la libertà assoluta, una libertà necessaria. Persino la mia tradizione – che prevede un Dio che ti comanda in ogni tempo e in ogni momento – ti lascia libero di interpretare il testo (anche il testo sacro) come ti pare».

Riuscirebbe a vivere senza scrivere?

«No, io scrivo per bisogno. Ho una vita molto pratica: famiglia, figli, lavoro... una vita qualunque. Ma la realtà è mia soltanto quando la scrivo. Se succede qualcosa che io voglio esista per davvero, allora la scrivo. Non ho mai avuto nessun altro modo di vivere».
Elena Loewenthal
Scrivere di sé
Einaudi, Torino 2007
ex libris BibliotecadeBabel | ore 01:02 | sfuggito allo scaffale: conversazioni squilibrate
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domenica, 20 aprile 2008


Exempla
La rinascita dell'antico nell'arte italiana da Federico II ad Andrea Pisano

Rimini, Castel Sismondo

20 aprile - 7 settembre 2008

Quello dell'imperatore era più di uno sguardo rivolto al passato, più di un amore disinteressato o di una semplice citazione archeologica. Si è tanto parlato di classicismo federiciano e discusso di questa sorta di "rinascimento", favoleggiando di un sovrano collezionista ed estimatore, ricordando la predilezione per quelle ymagines lapideas che nei documenti si racconta adornassero le sue residenze, ripensando alla sostanziosa quantità di "indizi" in tal senso. Come il repertorio decorativo adottato nei suoi castelli, la scelta di coniare augustales aurei raffigurandosi di profilo e con il capo laureato nelle vesti di "Cesare Augusto", i busti-ritratto, i bassorilievi, i cammei, le sculture reimpiegate...
ex libris BibliotecadeBabel | ore 23:45 | sfuggito allo scaffale: cronache squilibrate
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lunedì, 14 aprile 2008
Bastano poche pagine senza fronzoli a delineare una trama complessa, poche parole – esatte ed evocative – a trasformare il linguaggio in immagine. E tre vite soltanto – al protagonista – per restarci addosso, insieme alla riflessione su alcuni dei misteri ineludibili della nostra esistenza.

C'è tutto quel che occorre per sentirsi attraversare e scuotere dal torpore: la "normalità" di un'esistenza e di un'intimità in cui i verbi più antichi che uomini e donne adottano sono "amare" e "temere"; ciò che la scompagina senza preavviso; l'orrore; il destino. Nella Storia e dentro la carne e il sangue fino all'ultima lacrima, quella in cui – seppur inconsapevolmente – sono contenuti tutte le gioie e tutti i dolori del passato.
ex libris BibliotecadeBabel | ore 17:21 | sfuggito allo scaffale: squilibrary
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lunedì, 07 aprile 2008
La lanterna di Anna Karenina non è la lampada di Diogene benché entrambi cerchino un senso. Ciò che fa la differenza non è semplicemente la luminosità/oscurità ma la direzione in cui i segni orientano la ricerca. Anna è una delle tipologie di lettori  – tra personaggi reali ed immaginari – che si raccontano nelle pagine di questo libro. Uno dei tanti modi possibili di leggere (senza essere filosofi), di possedere una connaturata e indispensabile lentezza, di essere "fuori tempo".

D'altronde l'ultimo lettore – per eccellenza don Chisciotte, lettore persino «dei fogli stracciati che ci sono in strada» – è sempre inattuale, sostiene l'autore. Perché è colui che "arriva tardi". Cerca e trova nelle pagine scritte un senso sul quale costruire la propria vita. Intravede tra le righe nuove connessioni e coglie significati nei luoghi inediti prodotti dal suo lèggere. Mentre la letteratura sospende l'esperienza ricomponendola altrove, in altro luogo ed altro tempo, in un diverso racconto, necessario alla comprensione dei nessi sottesi alla logica del reale.
ex libris BibliotecadeBabel | ore 01:39 | sfuggito allo scaffale: lector in fabula, squilibrary
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martedì, 01 aprile 2008
Per lungo tempo pensando a questa scena la si indicava come «il primo notturno della storia dell'arte italiana», finché – grazie alla ripulitura – qualcuno ha intravisto l'alba, mentre il restauro riaccendeva le stelle una ad una.

Ne ho fatto un piccolo punto di fuga, oggi, qui.

ex libris BibliotecadeBabel | ore 10:45 | sfuggito allo scaffale: ad libritum
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mercoledì, 26 marzo 2008
Si può dire che vivessi con le parole, sicché le cose che scrivevo non erano destinate ad altro uso se non a quello di praticare la scrittura. Non desideravo tanto essere uno scrittore (sebbene in fondo lo sognassi), quanto consacrarmi a imparare la scrittura.

Il mestiere di scrivere è sopravvalutato e troppo spesso giustificato come la risposta ad una “urgenza”. Come l’unico modo per placare il “sacro fuoco”. Tusitala si nasce, e tuttavia la passione per la scrittura da sola non basta a fare lo scrittore. Tanto meno a dichiararsi tale con troppa facilità. La scrittura, suggerisce Stevenson, passa per il come e non per il perché. Un come che si costruisce con pazienza e nel tempo attraverso l’influenza profonda e silente dei libri già scritti.
ex libris BibliotecadeBabel | ore 12:25 | sfuggito allo scaffale: lector in fabula, squilibrary
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venerdì, 21 marzo 2008
Con il primo giorno di primavera, insieme a folate di vento più profumate del solito e teste variamente svagate, arriva anche un abito nuovo di zecca per il blog-rivista Fulmini e saette che da oggi diventa un sito-rivista (del quale sono onorata di far parte con un piccolo contributo a cadenza mensile).

Sentieri di Arte Fotografia Letteratura Musica Politica Saggi e Scienza attraversati da numerosissime rubriche ma prima di tutto un luogo spazioso e accogliente di letture, scritture, incontro e "fare insieme".

Se vi sembra poco, di questi tempi...
ex libris BibliotecadeBabel | ore 00:33 | sfuggito allo scaffale: cronache squilibrate
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sabato, 15 marzo 2008
«Io nel mio lavoro rischio la vita e il mio senno per metà vi è naufragato». Si chiude così l'ultima lettera di Vincent van Gogh al fratello Theo, incompiuta e non datata, quella che gli viene trovata addosso il 27 luglio 1890 dopo essersi sparato al petto.

Nella quale egli, non più che in altre del suo fitto epistolario, ancora una volta sottolineava la malinconia irrimediabilmente contratta a Sud e l'inutilità delle tante cose che avrebbe voluto dire a fronte della stanchezza e dello scoramento derivanti dall'investimento totale delle sue forze nella pittura.

Due mesi. Tanto il lasso di tempo coperto da queste ultime missive coincidenti con il soggiorno ad Auvers-sur-Oise, una frenetica attività e il tentativo di sognare giorni densi di affetti familiari e "normalità" dopo il manicomio di Saint-Remy. Nonostante il continuo cedere alla sfiducia nelle proprie capacità e il reiterato umiliarsi a domandare aiuto e contributo, per vivere, guarire e dipingere. Una sostanza fatta non solo di pane ma soprattutto di strumenti di lavoro e colori destinati a colmare il vuoto e la trama delle sue tele.
ex libris BibliotecadeBabel | ore 00:02 | sfuggito allo scaffale: squilibrary
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