lunedì, 06 ottobre 2008
La cosa essenziale, ai miei occhi, è che il volume esista. Non ho ancora capito che un libro è fatto anche per essere venduto. Anche questo lo imparerò più avanti. Sarà un cambiamento totale.

Al giovane scrittore l'occasione della vita capita in un giorno di neve. E ripartire da quel momento, scriverne trent'anni dopo, è l'occasione per confessare di esserle andato incontro senza «la minima illusione» e con il lodevole candore del novizio: «ignoro tutto e tutti, imparo» da ogni incontro, da ogni conversazione.

La sua fortuna (ma lui ancora non lo sa) è quella di incontrare un editore. Non semplicemente qualcuno disposto a pubblicare le cose che scrive. Bensì uno che quando uno scritto vale, ci crede davvero. E quando invece no, non usa mezzi termini spiegando «perché e in che modo mi sono sbagliato». Uno che ha le sue teorie, quasi sempre riconosciute dall'autore come giuste e pertinenti, foss'anche battendosi in difesa del singolare o delle virgole «quasi fosse in gioco il futuro del mondo e della letteratura, e d'altronde, in quei momenti, per noi forse è proprio così». Uno che non ha tempo da buttar via e che dietro i suoi modi apparentemente bruschi e anaffettivi nasconde la tensione all'esclusività del rapporto e la rara capacità di appassionarsi tanto nella commozione quanto nell'indignazione.

«Lui detesta i sentimentalismi, detesta che lo prendano per quello che non è, padre putativo, confessore, terapeuta, non lo sopporta». Jérôme Lindon, anima delle Éditions de Minuit, l'uomo «dai due sorrisi» trasformato in editore – cioè in autore di autori – dall'incontro con Samuel Beckett, «vi spinge sott'acqua invece di lanciarvi un salvagente», sconsiglia più che consigliare e, dulcis in fundo, dà ordini permettendosi di supporre che non verranno eseguiti. Sollecito nella lettura di un manoscritto, attento e concentrato sulla scrittura affidata alle sue mani, viene raccontato con riverente ammirazione ma anche con divertita levità nelle pagine di questo libretto illuminando un vero e proprio percorso di formazione.

In tempi di "fai da te" e velleità scrittorie senza precedenti quella di Echenoz finisce per configurarsi come una tempestiva lezione, che alla frenesia di pubblicare ad ogni costo – quasi fosse un diritto naturale – oppone un salutare bagno di umiltà (corredato dalla vasta gamma di punti deboli degli scrittori esordienti – sperimentata su di sé) nonché una divertita riflessione sui ruoli che insieme fanno di un manoscritto un buon libro.

Un buon libro, vale a dire non solo una serie di fogli stampati ad uso e consumo del proprio ego e di una ristretta cerchia di affezionati, bensì qualcosa in grado di circolare, essere letto, giudicato, amato e – soprattutto – venduto. I ruoli, si diceva. Perché non basta il talento di chi scrive se manca il filtro sottile, esatto, lungimirante e un po' folle di chi pubblica.

Altre volte [...] ridiamo e credo proprio che ci vogliamo bene. Da qualche anno ho capito che quest'uomo ha due sorrisi: lo spaventoso sorrisetto che affiora in circostanze come quelle che ho descritto, e l'ampio sorriso cordiale quando un libro gli piace, quando un libro va bene, quando è contento di vedervi e, in generale, quando qualcosa di bello capita a lui ma soprattutto a chi gli è caro.
Jean Echenoz
Il mio editore
Adelphi, Milano 2008
ex libris BibliotecadeBabel | ore 02:23 | sfuggito allo scaffale: liber in fabula, squilibrary
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Commenti
#1   07 Ottobre 2008 - 20:44
 
bello il tuo nuovo template. Era da un po' che non venivo a leggere, per mancanza di tempo, e mi spiace perchè ogni volta mi arricchisco di qualcosa, di un pensiero, di una riflessione, di una notizia.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Senzapiutempo

#2   08 Ottobre 2008 - 01:45
 
Stefania carissima, viviamo sempre di corsa e mi capita a volte di passare di qui senza lasciarti neppure un saluto. Ma ti leggo e so che ci segui anche tu.
Su consiglio di BibliotecadeBabel ho fatto un giro alla National Gallery seguendo le orme di Alan Bennett e mi sono divertita moltissimo. Ho scelto anche alcuni quadri che avrei voluto portarmi via e li ho appesi nel blob. Chissà se avresti scelto gli stessi anche tu...
Grazie, sempre, ed un bacio!
H.
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#3   08 Ottobre 2008 - 01:51
 
Ovviamente li ho appesi nel blog, non nel blob. :-))
H.
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#4   08 Ottobre 2008 - 17:52
 
Ho la presunzione di pensare che in qualche modo combattiamo la stessa batttaglia.
Bellissimo questo post su un un libro che non conoscevo ma che ora mi procaccerò.
Non ti copyo, non ti incollo, non ti appendo.
Però ti leggo sempre, e appena posso ti linko.
Ciao Stefania :-)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente gabrilu

#5   09 Ottobre 2008 - 00:38
 
Marisa cara,
bando ai crucci... I conti con il tempo non tornano mai. Stai serena, ché noi ci si ritrova lo stesso.
Un abbraccio affettuoso.

Vulcanica Habanera,
vidi, arrossii e ringraziai. :D Sulla scelta – naturalmente – assai gradii.

p.s. Di necessità (silente) virtù: leggo sempre, leggo tutto, prendo nota, rifletto, m'interrogo, parlo da sola, ma non ho ancora quel "fisico bestiale" che fa della mamma/moglie/lavoratrice/colf/governante una blogger dalle carte in regola.
Ma ti/vi leggo sempre, neanche a dirlo.

Un abbraccio e grazie a te, di tutto. :D

Gabrilù,
confesso che ogni volta che mi capita un libro, un articolo, un link su questi argomenti ti penso. Confesso di presumere da molto tempo ciò che presumi, e la tua conferma mi rende felice.
Outsider non è poi così male, resistiamo.
Con un amichevole affettuoso saluto. :)
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#6   29 Novembre 2008 - 00:43
 
L'ho appena finito. Grazie per avermelo fatto conoscere. Un bellissimo ritratto.
Chiara F.
utente anonimo

#7   01 Dicembre 2008 - 15:16
 
Grazie a te, Chiara, per aver condiviso la soddisfazione (di aver trovato un bel libro).
:)
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Commenti
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