sabato, 11 ottobre 2008
You are innocent when you dream.

C'è un tempo in cui credi che il sogno dell'isola riguardi un approdo, e un altro in cui scopri che è invece partenza. Giorni di attesa paziente all'uscio delle petizioni e poi quello in cui varcare la soglia delle decisioni (porta «usata di rado, ma quando viene usata lo è per davvero»).

Le mappe sono inutili, il destino ti segue come un'ombra tanto vicino da poter allungare la sua mano sulla tua spalla e a navigare serve solo una barca che abbia familiarità con gli oceani e le isole sconosciute.

Una barca. E il mare. «E il cielo, state dimenticando il cielo, Sì, chiaro il cielo, I venti, Le nuvole, Il cielo, Sì, il cielo». Che poi, per arrivare si arriva sempre, nonostante talvolta si naufraghi strada facendo (o forse anche per questo). Perché il mare non ha mai smesso di essere tenebroso né il viaggio di ostacolare il ritorno.

Esiste per ognuno un viaggio – pericoloso ma possibile, specie se un'altra ombra e un altro destino camminano accanto al tuo, un viaggio che il sogno sospende e manipola, insieme agli amori, ai bisogni, alle proporzioni, alle distanze. E un'isola sconosciuta capace – all'occorrenza – di mollare gli ormeggi da sé e non c'è mare d'incognite che tenga, non per sapere chi sei, ché «bisogna allontanarsi dall'isola per vedere l'isola, e che non ci vediamo se non ci allontaniamo da noi».

"I migliori scrittori dell'antichità erano geografi. Chi non aveva il coraggio di viaggiare non aveva il coraggio di scrivere".


«Datemi una barca, disse

E voi a che scopo volete una barca, si può sapere

Per andare alla ricerca dell'isola sconosciuta, rispose l'uomo, Che isola sconosciuta, domandò il re con un sorriso malcelato, quasi avesse davanti a sé un matto da legare, di quelli che hanno la mania delle navigazioni, e che non è bene contrariare fin da subito, L'isola sconosciuta, ripeté l'uomo, Sciocchezze, isole sconosciute non ce ne sono più. Chi ve l'ha detto, re, che isole sconosciute non ce ne sono più, Sono tutte sulle carte, Sulle carte geografiche ci sono soltanto le isole conosciute, E qual è quest'isola sconosciuta di cui volete andare in cerca, Se ve lo potessi dire allora non sarebbe sconosciuta, Da chi ne avete sentito parlare, domandò il re, ora più serio, Da nessuno, In tal caso, perchè vi ostinate ad affermare che esiste, Semplicemente perché è impossibile che non esista un'isola sconosciuta, E siete venuto qui a chiedermi una barca, Sì, sono venuto qui a chiedervi una barca, E chi siete voi, perché io ve la dia, E chi siete voi, per non darmela, Sono il re di questo regno, e le barche del regno mi appartengono tutte, Piuttosto appartenete voi a loro e non loro a voi, Che volete dire, senza le barche, non siete nulla, e che loro senza di voi, potranno sempre navigare...»


Grazie a te ho una barca da scrivere, ho un treno da perdere...
Oggi.

José Saramago
Il racconto dell'isola sconosciuta
Einaudi, Torino 1998 (2003)
ex libris BibliotecadeBabel | ore 13:08 | sfuggito allo scaffale: note a margine, pagine personali, squi libridamare
permalink | commenti (18)
Commenti
#1   15 Ottobre 2008 - 10:13
 
un po' o.t.
Col mio destino-condor appoggiato sulla spalla (talvolta è anche appeso al lampadario), ti lascio qui un saluto, a mo' di scusa per le mancate parole di questo periodo.
Mai assenza fu meno intenzionale:)
Un abbraccio.
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#2   15 Ottobre 2008 - 12:11
 
You are innocent when you dream... mi ricorda una frase di Baudlaire da "i fiori del male" in cui diceva, più o meno, " di voler uscire da questo mondo in cui i sogni non sono sorelle delle azioni... "
Un abbraccio

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#3   15 Ottobre 2008 - 23:48
 
Ma Zena,
come potrei non crederti? :)
Sta' tranquilla e tieni buono il condor con la pancia piena (anche se è capace di resistere a insospettabili digiuni). Non ci perdiamo mica per così poco... ;)

Un abbraccio a te. :)

,
non me ne ricordo ma mi fido ciecamente. Fidarsi: come accade di fronte alle possibilità e dentro i sogni.

Un bacio. :)
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#4   16 Ottobre 2008 - 13:22
 
Salve, Stefania.

Anche tu potresti illustrare etc. i tuoi prossimi posts per il sito-rivista (vedi il mio commento al post di Aragonbiz sulle riviste architettoniche) con riprese video - specialmente nel caso di dipinti pensati e realizzati come parte organica di edifici architettonici.

Pasquale
www.fulminiesaette.it
utente anonimo

#5   16 Ottobre 2008 - 17:00
 
Questa volta, nel passare di qui, ho un attimo di tempo in più.
Il tempo di lasciarti un bacio dopo aver letto con attenzione ed interesse (come sempre) le tue parole.
H.
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#6   17 Ottobre 2008 - 09:03
 
Caro Pasquale,
buongiorno a te! Mi piacerebbe, ma "tecnicamente" non possiedo i mezzi per fare una simile bellissima cosa. Potrei attrezzarmi, vediamo un po'. L'idea è stimolante.
Un abbraccio.

Habanera cara,
è sempre un grande piacere (e non lo dico tanto per dirlo): pochi lettori e buonissimi, con cui sono sempre in debito.
Un bacio a te, e buona giornata. :-*
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#7   17 Ottobre 2008 - 13:20
 
D'accordo, Stefania!

Ieri sera, nella fresca sera di Lefkosia (Nicosia) Nefeli ed io parlavamo della Madonna dei Pellegrini - poco comprensibile se non spaziotemporalmente considerata in Sant'Agostino, e della Vocazione di Matteo...

Saluti orientati e orientali

Pasquale
www.fulminieaette.it
utente anonimo

#8   17 Ottobre 2008 - 15:07
 
Cara Stefania, dobbiamo sperare che ci siano sempre isole sconosciute che ci spingano a cercare. Poi con quale barca andare, si vedrà.
Un saluto affettuoso.
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#9   19 Ottobre 2008 - 19:37
 
Mammina sei forteeeeeee!!!!!! la tua grande cucciola
utente anonimo

#10   20 Ottobre 2008 - 00:48
 
Pasquale,
la meravigliosa aura di Cipro è arrivata fin qui. Grazie. :)

Patrizia,
verissimo. E quell'isola ci sarà sempre (Saramago lo lascia intendere: siamo noi le isole sconosciute a noi stessi), qualunque sia il modo in cui cercheremo di approdarvi.
Un abbraccione.

Cucciola della mamma,
che ci fai qui in libera uscita? :)
t.v.b.
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#11   20 Ottobre 2008 - 18:52
 
Per viaggiare occorre la forza di staccarsi...di separarsi..che poi è l'unico modo per ricongiungersi e riunirsi con il tutto.
Bel post.
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#12   23 Ottobre 2008 - 16:02
 
Carissima Stefania,
il mio bimbo si è laureato ieri. Che emozione!
Scusa per l'intrusione nel post, ma dovevo dirtelo subito!
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#13   24 Ottobre 2008 - 15:40
 
RosaTiziana,
hai ragione. E l'immagine più efficace di ciò è anche quella più "naturale": i figli che si staccano dalla madre. Mi viene in mente l'arco di Gibran, e quelle frecce/figli scagliate lontano.

Patrizia,
gli auguri e i complimenti te li lascio anche qui. Un abbraccio.
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#14   30 Ottobre 2008 - 17:35
 
Mammina,quello che pubblichi è veramente bello, istruttivo ed interessante.queste cose le pensano solo le persone che hanno un animo speciale e che hanno veramente voglia di vivere...grazie per quello che fai per me e per quello che continuerai a fare... ti voglio tanto bene martina :-)
utente anonimo

#15   31 Ottobre 2008 - 15:52
 
Salve, Stefania.

Ci vediamo a Sulmonacinema il 7 e l'8?

(Finalmente, ho riprovato a loggarmi su Splinder. Ti piace il mio nuovo soprannome?)
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#16   02 Novembre 2008 - 19:30
 
Finalmente riesco ad entrare nel blog. Perchè considero Saramago un orrido trombone? ( ho letto solo il Vangelo secondo Gesù...)
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#17   05 Novembre 2008 - 23:19
 
dovrò decidermi a leggrlo, intanto ti lascio un bacio.
p.s. belle parole, però.
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#18   05 Novembre 2008 - 23:37
 
Pasquale,
perdona le assenze. A Sulmona tornerei subito, ma a breve ho un'altra "digressione" e non si può far tutto. :-/
[Margite è un nick straordinario, eh! Ricorda che se hai problemi a collegarti qui via Splinder esiste il "clone" su WordPress].

Gentile Amico della montagna,
sarà perché quell'unica lettura – proprio quella – va presa esattamente per quello che è: un'opera letteraria. E nient'altro.
Grazie per esserti riaffacciato tra le righe. :)

Cinzia,
Saramago è sempre una bella lezione di scrittura, per un lettore. Un bacione anche a te. ;)
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