You are innocent when you dream.C'è un tempo in cui credi che il sogno dell'isola riguardi un approdo, e un altro in cui scopri che è invece partenza. Giorni di attesa paziente all'uscio delle petizioni e poi quello in cui varcare la soglia delle decisioni (porta «usata di rado, ma quando viene usata lo è per davvero»).
Le mappe sono inutili, il destino ti segue come un'ombra tanto vicino da poter allungare la sua mano sulla tua spalla e a navigare serve solo una barca che abbia familiarità con gli oceani e le isole sconosciute.
Una barca. E il mare. «E il cielo, state dimenticando il cielo, Sì, chiaro il cielo, I venti, Le nuvole, Il cielo, Sì, il cielo». Che poi, per arrivare si arriva sempre, nonostante talvolta si naufraghi strada facendo (o forse anche per questo). Perché il mare non ha mai smesso di essere tenebroso né il viaggio di ostacolare il ritorno.
Esiste per ognuno un viaggio – pericoloso ma possibile, specie se un'altra ombra e un altro destino camminano accanto al tuo, un viaggio che il sogno sospende e manipola, insieme agli amori, ai bisogni, alle proporzioni, alle distanze. E un'isola sconosciuta capace – all'occorrenza – di mollare gli ormeggi da sé e non c'è mare d'incognite che tenga, non per sapere chi sei, ché «bisogna allontanarsi dall'isola per vedere l'isola, e che non ci vediamo se non ci allontaniamo da noi».
"I migliori scrittori dell'antichità erano geografi. Chi non aveva il coraggio di viaggiare non aveva il coraggio di scrivere".
«Datemi una barca, disse
E voi a che scopo volete una barca, si può sapere
Per andare alla ricerca dell'isola sconosciuta, rispose l'uomo, Che isola sconosciuta, domandò il re con un sorriso malcelato, quasi avesse davanti a sé un matto da legare, di quelli che hanno la mania delle navigazioni, e che non è bene contrariare fin da subito, L'isola sconosciuta, ripeté l'uomo, Sciocchezze, isole sconosciute non ce ne sono più. Chi ve l'ha detto, re, che isole sconosciute non ce ne sono più, Sono tutte sulle carte, Sulle carte geografiche ci sono soltanto le isole conosciute, E qual è quest'isola sconosciuta di cui volete andare in cerca, Se ve lo potessi dire allora non sarebbe sconosciuta, Da chi ne avete sentito parlare, domandò il re, ora più serio, Da nessuno, In tal caso, perchè vi ostinate ad affermare che esiste, Semplicemente perché è impossibile che non esista un'isola sconosciuta, E siete venuto qui a chiedermi una barca, Sì, sono venuto qui a chiedervi una barca, E chi siete voi, perché io ve la dia, E chi siete voi, per non darmela, Sono il re di questo regno, e le barche del regno mi appartengono tutte, Piuttosto appartenete voi a loro e non loro a voi, Che volete dire, senza le barche, non siete nulla, e che loro senza di voi, potranno sempre navigare...»
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